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giovedì 10 dicembre 2020

Forbidden (Brunilda Begaj e Daria Torresan)


Firdaws ha dimenticato di quali colori è fatto il tramonto. Aveva solo sei anni quando il suo rapitore l’ha presa e l’ha chiusa in un lugubre scantinato. A dieci anni di distanza, non c’è più traccia della spensierata bambina di un tempo. Troppo dolore e paura ha provato sulla sua pelle. I traumi e il tempo hanno cancellato il suo passato, le hanno fatto dimenticare la sua famiglia. Tuttavia, avverte un legame che non riesce a spiegarsi con quel fratellastro dagli occhi grigi e dal cipiglio arrogante.
Shaytan è stato battezzato con il nome del Diavolo. Strafottente, maligno, rabbioso. Di una bellezza rude e oscura, non c’è nulla di accomodante in lui. E forse è proprio tutto quest’odio represso ad attirare Firdaws. Esattamente come un angelo viene sedotto dal peccato e da ciò che gli è proibito avere. Impossibile domare ciò che li spinge l'uno verso l’altra. È qualcosa che ha radici lontane e che la morale non può accettare.
Ma chi stabilisce se un amore ha il diritto di esistere o no?
E come si può affidare alla ragione il compito di annientare un sentimento?

 

 

Non è il primo libro delle autrici che leggo e apprezzo, ma credo che vada di diritto tra i miei preferiti in assoluto.

Si tratta di un forbidden romance che vi lascerà senza fiato e col cuore in gola.

Firdaws è solo una bambina di 6 anni quando viene rapita e tenuta segregata in uno scantinato.
E in quel luogo ci resterà per dieci anni. Dieci anni di paura, dolore, violenza fisica e psicologica, che segneranno la sua anima.

Quando l'incubo della prigionia, miracolosamente, viene spezzato, inizia per Firdaws un percorso altrettanto difficile: quello di ricominciare a vivere.

Dopo tutti quegli anni trascorsi con suo rapitore, si ritroverà nuovamente in famiglia. Una famiglia di cui non ricorda nulla, se non qualche flash, ma soprattutto ritrova Shaytan, il fratellastro che più di tutti suscita in lei emozioni. Emozioni che la spaventano, che sembra "sbagliate" ma che non riesce a non provare.

Shaytan, come dice il nome stesso, è il Diavolo, rappresenta per Firdaws una tentazione, il proibito.
Un legame che la morale comune non accetta, ma che per i due ragazzi è la cosa più normale che potrebbe esserci.

Firdaws si porta dietro gli strascichi di ciò che le è accaduto, mentre Shaytan viene costantemente colpevolizzato per ciò che accadde alla ragazzina.
Eppure tra loro accade è tutto così spontaneo, che non può essere condannato. E, ad un certo punto, devono solo accettare ciò che entrambi provano.


Tra tutte le storie delle autrici, credo che questa sia quella di maggior impatto emotivo per quanto mi riguarda!
Firdaws è una sopravvissuta: in lei troviamo insicurezza, dolore, ma soprattutto coraggio e cuore.
Shaytan, nonostante l'apparenza, sarà quello su cui fare affidamento, l'unico in grado di aiutare Firdaws a risollevarsi.

La prima parte della storia è concentrata principalmente su Firdaws e scritta dal suo punto di vista, così da entrare nella testa della ragazza e capire ciò che ha provato durante e dopo la prigionia.
La parte finale invece è incentrata su Shaytan e, che dire, entrare nella sua di testa, dopo tutti gli avvenimenti successi, è stato ancora più straziante!
Il finale è qualcosa di indescrivibile!


Consigliato!!


Valentina 



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